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sabato 21 aprile 2012

Bertrand de Jouvenel

tratto da Wikipedia: http://it.wikiquote.org/wiki/Bertrand_de_Jouvenel
Bertrand de Jouvenel, (1903-1987), storico francese.
  • Non esiste alcuna istituzione che possa permettere di far concorrere ogni persona all'esercizio del potere, dal momento che il potere è il comando, e non è possibile che tutti comandino. La sovranità del popolo non è altro che una finzione, e una finzione che, alla lunga, può essere soltanto distruttiva delle libertà individuali. Il medioevo non ha affatto conosciuto questo genere di difficoltà; per esso la legge era fissa, la legge era data. Solo dal momento che la legge divina verrà respinta come superstizione e la consuetudine come routine, sarà indispensabile fare la legge. Occorre allora una potenza legislativa. Autrice della regola suprema, essa sarà una potenza necessariamente suprema [quindi lesiva della libertà individuale].
    Siamo abituati a considerare l'assolutismo monarchico con la sua organizzazione oppressiva, come l'opposto dello Stato moderno. Il sovrano è finalmente riuscito a sbarazzarsi di quanto di sacro e inviolabile gli stava sopra e ne arginava l'azione. Ma in origine valeva per esempio l'imprecazione dell'antica legge norvegese: "Se il re viola la dimora di un uomo libero, tutti andranno verso di lui per ucciderlo". Ci si chieda pure chi e quanti erano allora gli uomini liberi; resta il fatto che il concetto di libertà nacque associato alla fede nell'esistenza di diritti individuali intangibili, superiori a qualunque autorità. E gli uomini liberi facevano valere con energia questi loro diritti: la Rivoluzione d'Inghilterra incomincia, in nome del diritto di proprietà offeso, come resistenza a un'imposta territoriale lieve, la shipmoney.
    Ci si aggrappa a quel grido di "libertà!" che risuona all'inizio di qualsiasi rivoluzione, e non ci si accorge che non è mai esistita rivoluzione che non sia sfociata in un pesante accrescimento del potere. Prima c'era l'autorità di Carlo I, di Luigi XVI, di Nicola II. Poi vi sarà quella di Cromwell, di Napoleone, di Stalin. Questi sono i padroni verso i quali si troveranno assoggettati i popoli che si erano sollevati contro la "tirannide" dello Stuart, del Borbone o del Romanov. (da Del potere: storia naturale della sua crescita)

venerdì 2 marzo 2012

Zucco: Pisapia spreme i Milanesi per accrescere il suo potere



Intervista a Giacomo Zucco - Tea Party Italia
MILANO
Redazione

venerdì 2 marzo 2012

Liberalizzazioni, patrimonio pubblico, edilizia: dov'è finito lo sviluppo?
Il sindaco Giuliano Pisapia prepara nuovi rincari sulle imposte comunali. I provvedimenti saranno approvati tra circa 15 giorni e inseriti nell’esercizio previsionale 2012, ma come scrive Il Sole-24 Ore le linee guida sono già abbastanza definite. La principale stangata sarà l’aumento della Tarsu, cioè la tassa rifiuti, con i cittadini costretti a subire un incremento del 25%. Come al solito Pisapia, nel tentativo di indorare la pillola, è ricorso a un giro di parole ribattezzando la stangata come “adeguamento tariffario al costo del servizio”. Rincari in vista anche per l’Imu su seconda casa, esercizi commerciali, imprese e capannoni, che sarà elevata al massimo, pari al 10,6 per mille, o se andrà bene al 9,6 per mille. Oltre al danno, la beffa: buona parte di questa tassa andrà a Roma. Dopo anni in cui l’addizionale comunale Irpef era rimasta pari a zero, nel 2011 Pisapia l’ha portata allo 0,2%. Per ora non sono previsti nuovi rincari, ma se i soldi incassati dal Comune per i derivati dovessero essere inferiori a quelli previsti, l’Irpef potrebbe salire allo 0,4%. Ilsussidiario.net ha intervistato Giacomo Zucco, portavoce di Tea Party Italia, il movimento antitasse che dagli Stati Uniti è approdato anche nel nostro Paese. Pisapia sta studiando nuovi rincari per Tarsu e Imu.

Ritiene che i problemi di bilancio del Comune vadano affrontati alzando le imposte?

Pisapia non solo sta pensando di aumentare Tarsu e Imu, ma si è anche rifiutato di discutere la mozione del Tea Party presentata dal consigliere Carlo Masseroli, in cui chiedevamo che fosse applicato il minimo legale della tassazione. Inoltre l’attuale sindaco ha introdotto per la prima volta l’addizionale Irpef, ha aumentato il costo per i biglietti dell’Atm, che andando nelle casse comunali sono a loro volta una tassa, ha inaugurato l’Area C, che non avendo nulla a che fare con l’inquinamento è semplicemente un modo per fare cassa sugli spostamenti dei cittadini. Ma ha anche approvato la tassa sui passi carrai, una nuova imposta che riguarda gli amministratori di condominio e le rivalutazioni catastali che contribuiscono ad aumentare l’Imu.

Di fronte al taglio dei trasferimenti statali, che cos’altro potrebbe fare il Comune?
Non dimentichiamo che il Comune di Milano ha controllate e partecipate in qualsiasi settore commerciale, come l’alimentazione e lo sport, e immobili pregiatissimi sull’intero territorio cittadino. Insomma, la nostra amministrazione ha una quantità tale di asset nel suo patrimonio, che basterebbe venderne una parte per garantire vantaggi per tutti e una maggiore efficienza dei servizi. Tartassare quindi i cittadini in un momento di crisi, appellandosi a dei supposti problemi di bilancio, è quindi assurdo dal momento che ci sono valori patrimoniali simili. Senza contare il fatto che la spesa può essere tagliata, tanto è vero che il Comune di Milano continua a spendere denaro in operazioni velleitarie destinandolo per esempio alle coppie di fatto o per altri motivi propagandistici. Il Comune quindi, invece di alzare le imposte, tagli la spesa e il personale e privatizzi i servizi e gli asset immobiliari.

Quali sono le motivazioni politiche per cui Pisapia non privatizza le municipalizzate?

Il vero potere nelle mani di un’amministrazione locale non è quello di assegnare delle cariche politiche, nella giunta o in consiglio comunale, ma è soprattutto la possibilità di gestire i posti all’interno dei consigli di amministrazione e i concorsi delle partecipate secondo le appartenenze di partito. Si tratta di uno strumento ideale per estendere l’influenza della politica ben oltre giunta e consiglio. La possibilità di mettere le mani su una rete di partecipate, che i cittadini non vedono direttamente, permette di controllare tanti soldi, tante persone, tanti posti di lavoro, in sintesi tanto potere. E questo “sfugge” al controllo democratico, in quanto l’elettore identifica con la “casta” soltanto il politico, e non pensa mai che per ogni politico ci sono cinque consiglieri d’amministrazione.

Perché secondo il Tea Party è così importante ridurre le tasse, e non soltanto renderle più eque?

L’equità è un termine che si presta a diverse interpretazioni filosofiche. Mentre il dato di fatto è che in Italia la pressione fiscale è al 46%. Quest’ultima cifra va calcolata su un Pil che comprende un 20% di sommerso. In un Paese dove la metà della ricchezza prodotta è gestita dalla politica e dalla burocrazia per autoalimentarsi, c’è una situazione che è del tutto fallimentare. In periodi di benessere economico, una simile situazione era già comunque immorale e destinata a portarci verso l’arretratezza. In un momento di crisi come quello attuale, con famiglie che rimangono senza reddito e persone che perdono il posto di lavoro, tutto ciò diventa un fatto scandaloso. Più di un anno fa abbiamo visto negli Usa milioni di persone affollare le strade per protestare contro la tassazione, e ci siamo detti: “Gli americani hanno una pressione fiscale al 30% e si ribellano, mentre in Italia siamo al 46% e nessuno fa niente”.

(Pietro Vernizzi)