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mercoledì 12 febbraio 2014

Piccolo Manuale della Libertà

l Tea Party Italia, in collaborazione con Leomedia, lancia un imperdibile manuale per la divulgazione delle idee del nostro movimento. Scritto dall'attivista Vito Foschi, un comodo ebook tutte le risposte da dare ai vostri amici statalisti, per la prima volta in un formato comprensibile addirittura per chi creda a Barnard!

Per scaricarlo bisogna registrarsi al sito e pagare tramite Paypal. Una volta andato a buon fine il pagamento nella stessa pagina sarà possibile fare il download. Per ogni copia un euro andrà al Tea Party Italia!

Il Link da cui scaricare:

http://www.leolibri.it/content/piccolo-manuale-della-libert%C3%A0




Una breve presentazione:

Questo libro è un esempio di divulgazione che riesce a tenere insieme approfondimento, rigore, semplicità e concretezza. L’autore non si tira indietro, da una parte, rispetto a tematiche economiche ed etiche complesse, usando dall’altra sempre esempi quotidiani, concreti, comprensibili a tutti, in molti casi anche estremamente divertenti e leggeri.
Il primo impatto del lettore con le tematiche della libertà economica, del mercato, della concorrenza, dell’importanza dei diritti di proprietà, è quanto di più “soft” e meno traumatico si possa immaginare: l’autore fa iniziare infatti questo viaggio con un excursus tra “favole moderne”: film per famiglie, serie tv di culto, addirittura cartoni animati. Come spiega lui stesso: “Non c’è nessuna forma di snobismo alla rovescia, ma solo un’osservazione pratica. Per quanto si possa fare alta teoria, liberalismo e libertarismo sono dottrine dettate dal buon senso. Alla fine trovano la loro vera ragion d’essere nella realtà. E la realtà la capiscono tutti, come un film di Bud Spencer e Terence Hill.”

venerdì 4 gennaio 2013

L'AUTOMOBILE... QUESTA SCONOSCIUTA


di Gabriele Barello
 
Italia paese di santi, poeti e… automobilisti! Secondo gli ultimi dati ISTAT, i veicoli circolanti nel nostro paese sono oltre 37 milioni (37.138.990), 608 circa ogni mille abitanti, 2,1 per famiglia. Pochi altri paesi detengono un simile record.
Le ragioni di tali numeri sono da ricercare in vari campi. Primo fra tutti la scarsità dei mezzi pubblici poco puntuali e dal servizio scarso. E la monopolizzazione di essi da parte dello Stato di certo non aiuta. E poi agli italiani piace muoversi con i mezzi propri, anche per brevi spostamenti… sarà un vizio? Una virtù? Lascio a voi l’ardua sentenza. Fatto sta che nonostante l’auto sia molto usata, e che il nostro paese sia sede delle case automobilistiche che tutto il mondo ci invidia (Ferrari e Pagani in testa…), essa non sia molto gradita ed i suoi problemi non hanno molto eco, ne pratico e ne mediatico. Pure il governo Monti ci ha messo lo zampino, o meglio i governi.
Infatti è dal lontano 2004 che si sono introdotti i primi aumenti di bollo ed accise sui carburanti. Ora, che Roma abbia sempre visto nel cittadino e nell’automobilista italiano un bancomat è ormai risaputo, ma è incredibile come il Governo tecnico del signor Mario Monti abbia battuto ogni record di prelievo, come risulta dall’escalation di provvedimenti pronta-cassa approvati dall’autunno del 2011 ad oggi. Non solo… ma il Governo degli intelligentoni bocconiani, ha pure sbagliato a fare i calcoli, e non di poco. Ad esempio pare che alla Bocconi non abbiano insegnato che un certo signor Arthur Laffer, ideò alla fine degli anni ‘70 una curva che descriveva la stretta relazione tra entrate fiscali ed evasione ed elusione fiscale. Egli dimostrò in pratica, che all’aumentare dell'aliquota le entrate fiscali aumentano fino ad arrivare al punto massimo, individuato nel punto di massimo della curva stessa (detto indebitamente "Is no going back", letteralmente "Punto di non ritorno"), oltre il quale ogni aumento dell'entrata fiscale porta una diminuzione delle entrate incentivando l'evasione e l'elusione. Dato che sappiamo in che paese ci troviamo, (e ci pare inutile ripeterlo), ciò che sta avvenendo all’auto ha del surreale. Basti pensare che l’auto ed il suo indotto contribuiscono per quasi il 19% (18,6%…), del gettito fiscale nazionale e fatturano oltre l’11,4% del PIL. Ebbene in nessun altro paese europeo si arriva a tali record di tassazione sull’automobile.
In Francia a titolo di esempio è solo del 5-6% scarso. In Germania il 3,5%, Slovenia 4,1%, Romania 5,5%, Bulgaria 8%, Svizzera 9% ecc… insomma da qualunque parte la si voglia mettere, il nostro 19% è ben lontano di almeno il 10% al confronto con la Svizzera. In alcuni di essi manco esiste il bollo auto (Romania, e Bulgaria tra quelli citati). In Slovenia ad esempio, si paga solo al momento dell’acquisto e di un importo davvero ridicolo (150 euro fissi). Si ma loro non hanno l’IPT però. E non hanno le accise ladre che abbiamo noi. Insomma reggere una competizione in campo fiscale, da parte dell’Italia con gli altri paesi è davvero impossibile. E poi si lamentano e si chiedono perché tutti fuggono all’estero, o immatricolano le auto con targhe straniere.
Insomma pare che l’idea di continuare a tassare, faccia piacere a chi occupa (abusivamente) Palazzo Chigi. Luigi Einaudi, forse uno degli ultimi veri liberali italiani disse: "qualunque imbecille sarebbe in grado di alzare le tasse, piuttosto che tagliare la spesa pubblica". Ecco abbiamo capito come definire Monti. A dimostrazione che Laffer in fondo aveva ragione, basta confrontare il gettito delle neo tasse Montiane. Grazie al superbollo auto si doveva in "teoria", riscuotere qualcosa come 125 milioni di euro in 6 mesi. Invece ne sono stati incassati solamente 54 milioni scarsi, cioè non ha manco superato il 45% del totale previsto. E questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Al professore l’auto non è proprio andata a genio già dal lontano 2002, anno del famoso regolamento CE n. 1.400/2002 della Commissione Europea che sanciva e riordinava la vendita e l’assistenza del settore automobilistico, introducendo il "multimarca": la famosa "direttiva Monti". Multimarca che agli imprenditori, concessionari ed investitori non è mai andato giù. Da quel momento è stato tutto in salita (di tasse). Col governo Berlusconi prima, quello Prodi dopo, quello Berlusconi dopo ancora ed infine il governo Monti, l’auto è stata letteralmente bersagliata di accise, IPT, bolli, passaggi di proprietà ecc… arrivando a detenere un triste primato, l’ennesimo a dire il vero: quello sulla più alta tassazione europea (forse mondiale) sull’auto. Ma pare non bastare ancora…
Se un vecchio e saggio detto affermava, "Errare umanum est, perseverare diabolicum", a loro di sicuro è piaciuto… perseverare. Dopo tutti i dati negativi comunicati da vari enti, agenzie di stampa e riviste specializzate, sul mondo dell’auto che vedevano il dato principale individuato nel –25% di immatricolazioni in meno a Settembre 2012 rispetto allo stesso mese del 2011, la risposta del governo tecnico non si è fatta attendere. Un’altra… tassa! Mese che passa, tassa che scopri. Questa volta è toccato al ministro per l’ambiente Corrado Clini a lanciare la palla (pardon tassa). Illustrando la sua "strategia in cinque punti per lo sviluppo sostenibile dell’Italia", scorrendo nella lettura ecco che spunta la tassa puntuale come un orologio svizzero. Si legge testualmente: "… anche con l’eventuale introduzione di un pedaggio di circolazione nelle autostrade e nelle strade statali per autoveicoli, autobus e camion differenziato in relazione alle emissioni specifiche di CO2/km (Eurovignette)". Tale probabile ennesima gabella servirebbe (ecco che spunta la scusa benevola per la sua applicazione), a finanziare gli incentivi per le auto elettriche e lo sviluppo di neo biocarburanti più sostenibili. Come sempre i pruriti ecologisti di pochi, sono sempre a spese di tutti, magari anche ai danni di chi non gli interessa (vedere lo scandalo sugli incentivi all’energia solare per capire). Se vogliono farci pagare pure le bollette mensili dei possessori di auto elettriche, ci facciano un fischio. Stranamente non si fa menzione alcuna per scooter (i più inquinanti tra l’altro perché essendo a due tempi, funzionanti a miscela di combustibile) e motocicli… chissà il perché. Solo se si è possessori di 4 ruote si è potenziali criminali dell’atmosfera.
Ora, che cosa tutto questo voglia dire, non è dato capire. Fatta salva, naturalmente, l’intenzione di costringere già gli ultraspennati automobilisti a mettere nuovamente mano al portafoglio per potersi garantire il sacrosanto diritto di circolare con il proprio veicolo anche sulle strade statali (come se non si pagassero già a sufficienza). Come verrà calcolata poi, tale ennesima tassa in relazione ai pedaggi autostradali ad esempio, già molto cari? Insomma l’ennesimo delirio. Appena saputa la notizia, non si è fatta attendere la risposta decisamente incavolata, degli operatori del settore. Loris Casadei, presidente aggiunto di Porsche Italia ex presidente Unrae afferma: "Oggi in Italia sperare di vendere un’auto un po’ più sportiva, è un’impresa suicida. Porsche a malapena sopravvive grazie ai costi non esagerati dell’usato ed alle potenze non troppo elevate. Noi lanciamo un monito ben chiaro… se il governo introdurrà questa ennesima tassa, che sappiamo benissimo che colpirà le sportive che emettono più CO2, le soluzione sono due: o si accolla lo stato il suo costo, oppure ritiriamo i nostri investimenti, modelli e concessionarie dal paese. Impossibile sostenere ulteriori tasse in un periodo di recessione e crisi simile. Questo governo sta facendo follie e presto se ne pentirà e dovrà tornare presto sui suoi passi…". Diciamo che è stato sufficientemente chiaro. Sulla stessa linea negativa appare, Giacomo Mori presidente di AlixPartners: "La macchina è ormai vista da molti in maniera negativa: grazie ai media nazionali è sempre vista come lusso o mezzo superfluo, anche per questo i suoi problemi non hanno eco".
Ed inoltre ne vogliamo parlare dei posti di lavoro che l’auto ha creato nella sua lunga storia? Solo la Volkswagen ne ha creati più di 100.000 negli ultimi 5 anni… e senza sovvenzioni statali di alcun tipo, tra l’altro essendo l’unico gruppo automobilistico in Europa ad aver aumentato gli utili e le vendite a dismisura, e tutto ciò è pure valso un premio ai dipendenti in busta paga. Quindi l'auto è un beneficio per tutti, mettiamoci l’anima in pace e smettiamola di perseguitarla assieme a chi la usa. Insomma in tutto sto "trambusto", ci viene da chiedere se i professori abbiano bene in chiaro come rilanciare l’auto. Per ora pare abbiano bene in mente solo come… distruggerla.

lunedì 25 giugno 2012

Aforisma di Gionata Pacor

Ho riflettuto a lungo e ho capito che tra me ed uno statalista non c'è nessuna differenza: io sono contrario alle tasse, quindi in fondo voglio solo tenermi i miei soldi. Ebbene, anche lo statalista vuole tenersi i miei soldi. (Gionata Pacor)

domenica 10 giugno 2012

CLASS ACTION CONTRO I POLITICI

Pubblichiamo con piacere la lettera che il nostro caro amico Ing. Salvatore Custòdero ha inviato a Libero .


        Lettera  pubblicata da Libero in data 10 giugno 2012  nella pagina 22 “ Le lettere “.





     DIFENDIAMOCI  COSI’:



                               CLASS ACTION  CONTRO I POLITICI





    Esasperato dalla incapacità della classe politica, mi è venuta un’idea:

 perché non promuoviamo una class action contro chi ha  incrementato il debito pubblico?



    E’ ora  che i cittadini, esasperati dal comportamento irresponsabile dei politici, li denuncino alla magistratura per concorso nella gestione fallimentare dei conti pubblici.



    Il principale risultato della class action dovrebbe essere la rimozione di tutti i politici  che hanno contribuito alla formazione del gigantesco debito.



     Ciò promuoverebbe finalmente  il il ricambio totale  della classe politica.





                                                                                 Salvatore Custòdero

sabato 2 giugno 2012

Benzina alle stelle! Da diffondere!

Da far circolare. Puoi scaricarlo, stamparlo e distribuirlo o allegarlo alla mail e spedirlo ai tuoi contatti.



venerdì 2 marzo 2012

Zucco: Pisapia spreme i Milanesi per accrescere il suo potere



Intervista a Giacomo Zucco - Tea Party Italia
MILANO
Redazione

venerdì 2 marzo 2012

Liberalizzazioni, patrimonio pubblico, edilizia: dov'è finito lo sviluppo?
Il sindaco Giuliano Pisapia prepara nuovi rincari sulle imposte comunali. I provvedimenti saranno approvati tra circa 15 giorni e inseriti nell’esercizio previsionale 2012, ma come scrive Il Sole-24 Ore le linee guida sono già abbastanza definite. La principale stangata sarà l’aumento della Tarsu, cioè la tassa rifiuti, con i cittadini costretti a subire un incremento del 25%. Come al solito Pisapia, nel tentativo di indorare la pillola, è ricorso a un giro di parole ribattezzando la stangata come “adeguamento tariffario al costo del servizio”. Rincari in vista anche per l’Imu su seconda casa, esercizi commerciali, imprese e capannoni, che sarà elevata al massimo, pari al 10,6 per mille, o se andrà bene al 9,6 per mille. Oltre al danno, la beffa: buona parte di questa tassa andrà a Roma. Dopo anni in cui l’addizionale comunale Irpef era rimasta pari a zero, nel 2011 Pisapia l’ha portata allo 0,2%. Per ora non sono previsti nuovi rincari, ma se i soldi incassati dal Comune per i derivati dovessero essere inferiori a quelli previsti, l’Irpef potrebbe salire allo 0,4%. Ilsussidiario.net ha intervistato Giacomo Zucco, portavoce di Tea Party Italia, il movimento antitasse che dagli Stati Uniti è approdato anche nel nostro Paese. Pisapia sta studiando nuovi rincari per Tarsu e Imu.

Ritiene che i problemi di bilancio del Comune vadano affrontati alzando le imposte?

Pisapia non solo sta pensando di aumentare Tarsu e Imu, ma si è anche rifiutato di discutere la mozione del Tea Party presentata dal consigliere Carlo Masseroli, in cui chiedevamo che fosse applicato il minimo legale della tassazione. Inoltre l’attuale sindaco ha introdotto per la prima volta l’addizionale Irpef, ha aumentato il costo per i biglietti dell’Atm, che andando nelle casse comunali sono a loro volta una tassa, ha inaugurato l’Area C, che non avendo nulla a che fare con l’inquinamento è semplicemente un modo per fare cassa sugli spostamenti dei cittadini. Ma ha anche approvato la tassa sui passi carrai, una nuova imposta che riguarda gli amministratori di condominio e le rivalutazioni catastali che contribuiscono ad aumentare l’Imu.

Di fronte al taglio dei trasferimenti statali, che cos’altro potrebbe fare il Comune?
Non dimentichiamo che il Comune di Milano ha controllate e partecipate in qualsiasi settore commerciale, come l’alimentazione e lo sport, e immobili pregiatissimi sull’intero territorio cittadino. Insomma, la nostra amministrazione ha una quantità tale di asset nel suo patrimonio, che basterebbe venderne una parte per garantire vantaggi per tutti e una maggiore efficienza dei servizi. Tartassare quindi i cittadini in un momento di crisi, appellandosi a dei supposti problemi di bilancio, è quindi assurdo dal momento che ci sono valori patrimoniali simili. Senza contare il fatto che la spesa può essere tagliata, tanto è vero che il Comune di Milano continua a spendere denaro in operazioni velleitarie destinandolo per esempio alle coppie di fatto o per altri motivi propagandistici. Il Comune quindi, invece di alzare le imposte, tagli la spesa e il personale e privatizzi i servizi e gli asset immobiliari.

Quali sono le motivazioni politiche per cui Pisapia non privatizza le municipalizzate?

Il vero potere nelle mani di un’amministrazione locale non è quello di assegnare delle cariche politiche, nella giunta o in consiglio comunale, ma è soprattutto la possibilità di gestire i posti all’interno dei consigli di amministrazione e i concorsi delle partecipate secondo le appartenenze di partito. Si tratta di uno strumento ideale per estendere l’influenza della politica ben oltre giunta e consiglio. La possibilità di mettere le mani su una rete di partecipate, che i cittadini non vedono direttamente, permette di controllare tanti soldi, tante persone, tanti posti di lavoro, in sintesi tanto potere. E questo “sfugge” al controllo democratico, in quanto l’elettore identifica con la “casta” soltanto il politico, e non pensa mai che per ogni politico ci sono cinque consiglieri d’amministrazione.

Perché secondo il Tea Party è così importante ridurre le tasse, e non soltanto renderle più eque?

L’equità è un termine che si presta a diverse interpretazioni filosofiche. Mentre il dato di fatto è che in Italia la pressione fiscale è al 46%. Quest’ultima cifra va calcolata su un Pil che comprende un 20% di sommerso. In un Paese dove la metà della ricchezza prodotta è gestita dalla politica e dalla burocrazia per autoalimentarsi, c’è una situazione che è del tutto fallimentare. In periodi di benessere economico, una simile situazione era già comunque immorale e destinata a portarci verso l’arretratezza. In un momento di crisi come quello attuale, con famiglie che rimangono senza reddito e persone che perdono il posto di lavoro, tutto ciò diventa un fatto scandaloso. Più di un anno fa abbiamo visto negli Usa milioni di persone affollare le strade per protestare contro la tassazione, e ci siamo detti: “Gli americani hanno una pressione fiscale al 30% e si ribellano, mentre in Italia siamo al 46% e nessuno fa niente”.

(Pietro Vernizzi)

martedì 20 dicembre 2011

MONTI NON È DISPERATO, MA L'ITALIA ADESSO SÌ



COMUNICATO STAMPA

Milano, 16 dicembre 2011

MONTI NON È DISPERATO, MA L'ITALIA ADESSO SÌ
Una manovra fatta di tasse, senza riforme, senza tagli alla spesa. Senza coraggio e senza visione.
Peggio di così non era possibile.

Tea Party Italia prende atto, con notevole sconcerto e preoccupazione, che una maggioranza bulgara e bipartisan dell'attuale parlamento ha acconsentito, votandola, una manovra i cui effetti saranno inevitabilmente depressivi per tutto il nostro sistema economico.
Dichiara Giacomo Zucco, Portavoce nazionale del movimento: "Siamo certi che i parlamentari che oggi hanno dato il loro consenso a questi provvedimenti avranno seria difficoltà ad ottenere nuovamente quel consenso e quella fiducia popolare che ha permesso loro di essere eletti. Apprezziamo il gesto di tutti coloro che, vicini al Tea Party, non hanno votato la manovra".
L'impianto del provvedimento si basa drammaticamente non sui rimedi ma su quelle che sono con tutta evidenza le cause principali della gravità della situazione in cui versa l'Italia: una pressione fiscale ormai insostenibile ed una sostanziale assenza di provvedimenti seri che pongano un argine ad una spesa pubblica fuori controllo. Da parte di questo esecutivo, imposto dal Presidente della Repubblica e non votato dai cittadini, manca qualsiasi reale intento riformatore.
La debolezza del provvedimento si constata inoltre nell'assenza delle liberalizzazioni necessarie in moltissimi settori, fra cui quello degli ordini professionali per le quali il governo Monti rappresentava a detta di molti, l'attesa discontinuità. Il risultato è una triste genuflessione allo status quo.
I Tea Party italiani continueranno a battersi in tutta Italia contro la deriva statalista del nostro paese e contro un fisco sempre più oppressivo ed invadente. Conclude Giacomo Zucco: "La proposta di riforme che abbattano la spesa e riducano le tasse non è più un'opzione fra le tante ma è la necessità primaria del nostro paese. Chi non va in questa direzione ci porterà inevitabilmente alla rovina".