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domenica 20 gennaio 2013

A mai più





venerdì 4 gennaio 2013

L'AUTOMOBILE... QUESTA SCONOSCIUTA


di Gabriele Barello
 
Italia paese di santi, poeti e… automobilisti! Secondo gli ultimi dati ISTAT, i veicoli circolanti nel nostro paese sono oltre 37 milioni (37.138.990), 608 circa ogni mille abitanti, 2,1 per famiglia. Pochi altri paesi detengono un simile record.
Le ragioni di tali numeri sono da ricercare in vari campi. Primo fra tutti la scarsità dei mezzi pubblici poco puntuali e dal servizio scarso. E la monopolizzazione di essi da parte dello Stato di certo non aiuta. E poi agli italiani piace muoversi con i mezzi propri, anche per brevi spostamenti… sarà un vizio? Una virtù? Lascio a voi l’ardua sentenza. Fatto sta che nonostante l’auto sia molto usata, e che il nostro paese sia sede delle case automobilistiche che tutto il mondo ci invidia (Ferrari e Pagani in testa…), essa non sia molto gradita ed i suoi problemi non hanno molto eco, ne pratico e ne mediatico. Pure il governo Monti ci ha messo lo zampino, o meglio i governi.
Infatti è dal lontano 2004 che si sono introdotti i primi aumenti di bollo ed accise sui carburanti. Ora, che Roma abbia sempre visto nel cittadino e nell’automobilista italiano un bancomat è ormai risaputo, ma è incredibile come il Governo tecnico del signor Mario Monti abbia battuto ogni record di prelievo, come risulta dall’escalation di provvedimenti pronta-cassa approvati dall’autunno del 2011 ad oggi. Non solo… ma il Governo degli intelligentoni bocconiani, ha pure sbagliato a fare i calcoli, e non di poco. Ad esempio pare che alla Bocconi non abbiano insegnato che un certo signor Arthur Laffer, ideò alla fine degli anni ‘70 una curva che descriveva la stretta relazione tra entrate fiscali ed evasione ed elusione fiscale. Egli dimostrò in pratica, che all’aumentare dell'aliquota le entrate fiscali aumentano fino ad arrivare al punto massimo, individuato nel punto di massimo della curva stessa (detto indebitamente "Is no going back", letteralmente "Punto di non ritorno"), oltre il quale ogni aumento dell'entrata fiscale porta una diminuzione delle entrate incentivando l'evasione e l'elusione. Dato che sappiamo in che paese ci troviamo, (e ci pare inutile ripeterlo), ciò che sta avvenendo all’auto ha del surreale. Basti pensare che l’auto ed il suo indotto contribuiscono per quasi il 19% (18,6%…), del gettito fiscale nazionale e fatturano oltre l’11,4% del PIL. Ebbene in nessun altro paese europeo si arriva a tali record di tassazione sull’automobile.
In Francia a titolo di esempio è solo del 5-6% scarso. In Germania il 3,5%, Slovenia 4,1%, Romania 5,5%, Bulgaria 8%, Svizzera 9% ecc… insomma da qualunque parte la si voglia mettere, il nostro 19% è ben lontano di almeno il 10% al confronto con la Svizzera. In alcuni di essi manco esiste il bollo auto (Romania, e Bulgaria tra quelli citati). In Slovenia ad esempio, si paga solo al momento dell’acquisto e di un importo davvero ridicolo (150 euro fissi). Si ma loro non hanno l’IPT però. E non hanno le accise ladre che abbiamo noi. Insomma reggere una competizione in campo fiscale, da parte dell’Italia con gli altri paesi è davvero impossibile. E poi si lamentano e si chiedono perché tutti fuggono all’estero, o immatricolano le auto con targhe straniere.
Insomma pare che l’idea di continuare a tassare, faccia piacere a chi occupa (abusivamente) Palazzo Chigi. Luigi Einaudi, forse uno degli ultimi veri liberali italiani disse: "qualunque imbecille sarebbe in grado di alzare le tasse, piuttosto che tagliare la spesa pubblica". Ecco abbiamo capito come definire Monti. A dimostrazione che Laffer in fondo aveva ragione, basta confrontare il gettito delle neo tasse Montiane. Grazie al superbollo auto si doveva in "teoria", riscuotere qualcosa come 125 milioni di euro in 6 mesi. Invece ne sono stati incassati solamente 54 milioni scarsi, cioè non ha manco superato il 45% del totale previsto. E questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Al professore l’auto non è proprio andata a genio già dal lontano 2002, anno del famoso regolamento CE n. 1.400/2002 della Commissione Europea che sanciva e riordinava la vendita e l’assistenza del settore automobilistico, introducendo il "multimarca": la famosa "direttiva Monti". Multimarca che agli imprenditori, concessionari ed investitori non è mai andato giù. Da quel momento è stato tutto in salita (di tasse). Col governo Berlusconi prima, quello Prodi dopo, quello Berlusconi dopo ancora ed infine il governo Monti, l’auto è stata letteralmente bersagliata di accise, IPT, bolli, passaggi di proprietà ecc… arrivando a detenere un triste primato, l’ennesimo a dire il vero: quello sulla più alta tassazione europea (forse mondiale) sull’auto. Ma pare non bastare ancora…
Se un vecchio e saggio detto affermava, "Errare umanum est, perseverare diabolicum", a loro di sicuro è piaciuto… perseverare. Dopo tutti i dati negativi comunicati da vari enti, agenzie di stampa e riviste specializzate, sul mondo dell’auto che vedevano il dato principale individuato nel –25% di immatricolazioni in meno a Settembre 2012 rispetto allo stesso mese del 2011, la risposta del governo tecnico non si è fatta attendere. Un’altra… tassa! Mese che passa, tassa che scopri. Questa volta è toccato al ministro per l’ambiente Corrado Clini a lanciare la palla (pardon tassa). Illustrando la sua "strategia in cinque punti per lo sviluppo sostenibile dell’Italia", scorrendo nella lettura ecco che spunta la tassa puntuale come un orologio svizzero. Si legge testualmente: "… anche con l’eventuale introduzione di un pedaggio di circolazione nelle autostrade e nelle strade statali per autoveicoli, autobus e camion differenziato in relazione alle emissioni specifiche di CO2/km (Eurovignette)". Tale probabile ennesima gabella servirebbe (ecco che spunta la scusa benevola per la sua applicazione), a finanziare gli incentivi per le auto elettriche e lo sviluppo di neo biocarburanti più sostenibili. Come sempre i pruriti ecologisti di pochi, sono sempre a spese di tutti, magari anche ai danni di chi non gli interessa (vedere lo scandalo sugli incentivi all’energia solare per capire). Se vogliono farci pagare pure le bollette mensili dei possessori di auto elettriche, ci facciano un fischio. Stranamente non si fa menzione alcuna per scooter (i più inquinanti tra l’altro perché essendo a due tempi, funzionanti a miscela di combustibile) e motocicli… chissà il perché. Solo se si è possessori di 4 ruote si è potenziali criminali dell’atmosfera.
Ora, che cosa tutto questo voglia dire, non è dato capire. Fatta salva, naturalmente, l’intenzione di costringere già gli ultraspennati automobilisti a mettere nuovamente mano al portafoglio per potersi garantire il sacrosanto diritto di circolare con il proprio veicolo anche sulle strade statali (come se non si pagassero già a sufficienza). Come verrà calcolata poi, tale ennesima tassa in relazione ai pedaggi autostradali ad esempio, già molto cari? Insomma l’ennesimo delirio. Appena saputa la notizia, non si è fatta attendere la risposta decisamente incavolata, degli operatori del settore. Loris Casadei, presidente aggiunto di Porsche Italia ex presidente Unrae afferma: "Oggi in Italia sperare di vendere un’auto un po’ più sportiva, è un’impresa suicida. Porsche a malapena sopravvive grazie ai costi non esagerati dell’usato ed alle potenze non troppo elevate. Noi lanciamo un monito ben chiaro… se il governo introdurrà questa ennesima tassa, che sappiamo benissimo che colpirà le sportive che emettono più CO2, le soluzione sono due: o si accolla lo stato il suo costo, oppure ritiriamo i nostri investimenti, modelli e concessionarie dal paese. Impossibile sostenere ulteriori tasse in un periodo di recessione e crisi simile. Questo governo sta facendo follie e presto se ne pentirà e dovrà tornare presto sui suoi passi…". Diciamo che è stato sufficientemente chiaro. Sulla stessa linea negativa appare, Giacomo Mori presidente di AlixPartners: "La macchina è ormai vista da molti in maniera negativa: grazie ai media nazionali è sempre vista come lusso o mezzo superfluo, anche per questo i suoi problemi non hanno eco".
Ed inoltre ne vogliamo parlare dei posti di lavoro che l’auto ha creato nella sua lunga storia? Solo la Volkswagen ne ha creati più di 100.000 negli ultimi 5 anni… e senza sovvenzioni statali di alcun tipo, tra l’altro essendo l’unico gruppo automobilistico in Europa ad aver aumentato gli utili e le vendite a dismisura, e tutto ciò è pure valso un premio ai dipendenti in busta paga. Quindi l'auto è un beneficio per tutti, mettiamoci l’anima in pace e smettiamola di perseguitarla assieme a chi la usa. Insomma in tutto sto "trambusto", ci viene da chiedere se i professori abbiano bene in chiaro come rilanciare l’auto. Per ora pare abbiano bene in mente solo come… distruggerla.

mercoledì 28 marzo 2012

PIL o PPL

di Raffaele Terlizzi

Il PIL o Prodotto interno lordo è un parametro che misura la ricchezza di un paese. Questa misurazione avviene in maniera indiretta attraverso la misurazione dei consumi (principalmente). Il PIL viene adottato da tutti gli organismi internazionali per calcolare le quote di partecipazione dei vari stati ONU, FMI, per stilare classifiche e per valutare l'economia di un paese.
Il PIL viene definito nel seguente modo Y = C+G+I+(X-M) dove Y è il PIL, C sono i consumi finali, G è la spesa dello stato, I gli investimenti, X le esportazioni ed M le importazioni.
Il grosso limite del PIL è che i consumi finali vengono influenzati dalla spesa dei dipendenti statali e da quella dei pensionati. Quindi da componenti della società che non sono produttivi, in altre parole pensioni e dipendenti statali ricevono soldi dallo stato che per darli a loro li preleva dalle tasche dei ceti produttivi. Questo vale sicuramente per l'Italia dove la pensione viene gestita dallo stato e senza un piano di accumulo/investimento come avviene in altri paesi .La stessa cosa vale per gli investimenti, che se fatti dallo stato , vengono fatti tramite soldi presi dai ceti produttivi. Qualcuno potrebbe obbiettare che gli investimenti statali porteranno ad un rientro futuro in quanto investimenti .In realtà un qualsiasi investimento che generasse utile sarebbe fatto tranquillamente da privati. Alla fine tutto quello che spende lo stato viene fuori dai ceti produttivi. Ecco che compare il PPL o prodotto privato lordo o come definito in inglese “private product remaining with producers” da Rothbard. Il PPL può essere calcolato depurando il pil da tutto quello che è generato dalla Pubblica amministtrazione. A questo punto la curiosità ci fa porre la domanda: Qual è il PPL italiano?
L'istat ha da poco comunicato che il pil del 2011 è di 1550 mld di euro. L'istat ha sempre comunicato che la spesa delle pensioni italiane è pari al 14,1% 218,55 mld.
Sempre l'istat ci fa sapere che nel 2011 la spesa per i dipendenti pubblici è stata di 170 mld. La spesa diretta statale che rientra nel calcolo del pil è piu difficile da trovare perchè i bilanci dello stato non sono così trasparenti .La forbice di queste spese è compresa tra 150 e 200 mld .Prendiamo 150 mld cosi la valutazione è prudenziale.PPL = 1550-170-218,55-150 = 1011,45. Se rapportiamo il debito pubblico, le entrate fiscali, al ppl cioè ai ceti produttivi la musica è completamente diversa .Del resto solo i ceti produttivi producono ricchezza da cui lo stato può attingere. Come è stato dimostrato dal blocco sovietico, uno stato di soli statali non può farcela.Nel 2011 il debito italiano è stato di circa 1900 mld 187% del PPL
la banca di italia ci fa sapere che nel 2011 la pressione fiscale ha raggiunto il 45% del pil
Che corrisponde al 68,9% del PPL.

domenica 9 ottobre 2011

La bufala del sommerso

di Raffaele Terlizzi

Nel seguente articolo è spiegato molto bene il meccanismo del sommerso nel pil.

http://www.gragusa.org/blog/2011/09/pil-ed-economia-sommersa/

il pil totale viene calcolato inserendo all'interno anche il valore del sommerso che viene stimato dall' istat .Nel 2008 viene stimato in circa il 17% .
Cosa vuol dire questo? che se si accertasse che il sommerso è inferiore a questo valore si avrebbe una riduzione del pil con conseguente aggravio del deficit. Viceversa l'aumento di questo valore farebbe aumentare il pil con conseguente diminuzione del deficit.
Il valore del sommerso è stimato e quindi per definizione variabile. Non si sa esattamente chi evade e anche la distinzione fra economia sommersa  ed economia  criminale è molto labile e quindi ci possono essere dei travasi fra l'una e l'altra difficilmente calcolabili. Il camorrista che prende il pizzo evade l'IVA come il commerciante che non da lo scontrino. Nel primo caso è economia criminale , nel secondo è economia sommersa. Veniamo al punto: il variare del calcolo del sommerso nel pil varia di molto il calcolo del deficit senza che vi siano interventi di tipo economico sul bilancio dello stato. Questo spiega il perchè la classe politica tutta, maggioranza ed opposizione, picchia così forte sull'evasione. Non perchè colti da spirito etico ma semplicemente per spingere quel valore verso l'alto. Se l'istat certificasse un 18% magicamente il valore del deficit si abbasserebbe dell'1%. Tutti infatti si affrettano ad ingigantire il valore del sommerso perchè solo un incremento certificato può portare ad un incremento del pil. A fronte di un pil con un 17% aleatorio, lo stato spende un 17% reale.
L'economia sommersa viene inserita in tutti i pil. Guarda caso la grecia è quella che ha l'evasione più alta di tutti. Non ha importanza che sia vera o falsa, l'importante è che rientri nel pil col valore più alto possibile.